Hannes Egger: DUST

20–23 November 2026
Spazio Malvasia
Palazzo Morosini-Strozzi
Cannaregio 4505, Venice
Opening hours: 3–7 pm

Curated by Valentina Muzi

Hannes Egger, DUST (ph. Nikolas Bingger)

Following its initial presentation, DUST by Hannes Egger continues in Venice with a second chapter of the project, hosted by Spazio Malvasia from 20 to 23 November 2026.

At the centre of the installation is an old desk, an everyday object associated with work, memory and human presence. On it, a small saucer holds dust: the fine residue of a building destroyed by war. This is not a representation of ruin, but what remains of it as matter—a physical trace in which architecture, private life and violence intertwine.

A drone moves through the space, lifting the dust and dispersing it into the surrounding environment. Freed from its container, the material spreads across the exhibition space and reaches the audience, transforming dust into a mobile archive of destruction.

In this second chapter, the drone’s mechanical movement activates a seemingly inert material, turning the exhibition space into a site of passage and dispersal. Those who move through the installation thus come into metaphorical contact with what remains of the destruction.

DUST explores whether the memory of an event can continue to exert its effects even when the event itself lies far in the past, through a minimal and almost invisible material. Dust becomes what remains: a presence that extends beyond the site of the ruin, leaving traces on bodies, in spaces and in memory.



20–23 novembre 2026

Spazio Malvasia – Palazzo Morosini-Strozzi
Cannaregio 4505, Venezia
Orario: 15 – 19h

A cura di Valentina Muzi

Dopo una prima presentazione, DUST di Hannes Egger prosegue a Venezia con un secondo capitolo del progetto, ospitato dal 20 al 23 novembre 2026 da Spazio Malvasia.

Al centro dell’installazione una vecchia scrivania, oggetto quotidiano e luogo del lavoro, della memoria e della presenza umana. Su di essa, un piccolo piattino custodisce la polvere: il residuo fine di un edificio distrutto dalla guerra. Non una rappresentazione della rovina, ma ciò che della rovina rimane come materia, una traccia fisica nella quale si intrecciano architettura, vita privata e violenza.
Un drone attraversa lo spazio e, attraverso il proprio movimento, solleva e disperde la polvere nell’ambiente. La materia abbandona così il suo contenitore e torna a circolare, depositandosi sulle superfici e sul pubblico. La polvere diventa un archivio materiale che si muove, si deposita e rimane.
In questo secondo capitolo, la rovina viene rimessa in circolazione e il gesto meccanico del drone attiva una materia apparentemente inerte, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di passaggio e di dispersione. Chi attraversa l’installazione entra così, metaforicamente, in contatto con ciò che resta della distruzione.

DUST interroga la possibilità che la memoria di un evento continui ad agire anche quando l’evento è lontano, attraverso una materia minima e quasi invisibile. La polvere diventa ciò che resta: una presenza capace di uscire dal luogo della rovina e di depositarsi altrove, sui corpi, negli spazi e nella memoria.