ARTE – RIVOLTE E UTOPIE PER UN MONDO MIGLIORE

22 maggio – 28 giugno 2026 | da martedì a domenica 15.00 – 19.00 chiuso lunedì
C.O.M. (City Open Museum), ideato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, Carrara (I)

ARTISTI IN MOSTRA: Enrico Baj, Costantino Ciervo, Manuel Cossu, Cuoghi e Corsello, Hannes Egger
Ketty La Rocca, Gruppo 70 (Miccini, Pignotti, Malquori, Perfetti, Marcucci, Ori) Charlotte Moorman, Ugo Mulas, Laurina Paperina, Man Ray, Antonio Riello, Roland Topor, Ben Vautier.

A cura di Valerio Deho

Hannes Egger, Black Flag, Flags of Art (Foto: Gianvito Coco)

Il progetto C.O.M. (City Open Museum), ideato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, definisce un modello di arte diffusa che si sviluppa attraverso linguaggi transmediali, multimodali e interattivi. In questa prospettiva, l’arte e il patrimonio culturale non sono più confinati entro spazi delimitati, ma si espandono in una dimensione aperta e condivisa. C.O.M. si configura così come un museo a cielo aperto e, al tempo stesso, come uno spazio mentale che oltrepassa le tradizionali coordinate geografiche e topografiche, ridefinendo il rapporto tra opera, territorio e
comunità.
Il progetto si articola come una rete dinamica di relazioni: a partire da Carrara, coinvolge Conservatori, Accademie e Università in un sistema di connessioni a cerchi concentrici, in cui ogni esperienza si intreccia con le altre generando nuove comunità e nuovi immaginari. Ne deriva una costellazione temporanea e plurale, in cui le differenze diventano valore e ogni contesto culturale conserva la propria specificità. In questo orizzonte, l’arte riafferma la propria vocazione a esistere oltre ogni confine rigido, costruendo una totalità fluida e condivisa, espressione di una
sensibilità contemporanea che trova nella relazione e nella partecipazione il proprio
fondamento.
È proprio all’interno di questa dimensione aperta, critica e relazionale che si inserisce la riflessione sul rapporto tra arte e libertà, la mostra Arte – rivolte e utopie per un mondo migliore a cura di Valerio Dehò, affronta un tema che attraversa storicamente pratiche e visioni artistiche e che trova una delle sue espressioni più significative nel dialogo tra arte e anarchia.
Arte e anarchia si sono confrontate più volte nel corso della storia, ma un punto iniziale è sicuramente l’opera di Paul Signac terminata nel 1895 chiamata originariamente Au temps d’anarchie. Una visione pittorica idilliaca di un mondo pacifico e straordinario, una visione utopica di una società senza differenze. Ma lo stesso pittore francese cambiò il titolo dell’opera sulla spinta degli attentati dell’anarchismo insurrezionalista di Sante Caserio o della banda Ravachol contro i simboli del potere. Il titolo del grande quadro divenne Au temps d’harmonie. L’âge d’or n’est pas dans le passé, il est dans l’avenir (“Al tempo dell’armonia. L’età dell’oro non è nel passato, ma è nell’avvenire”), una visione atemporale di una umanità futura senza padroni, in cui l’armonia poneva tutti gli esseri umani sullo stesso piano, in totale condivisione della bellezza e delle risorse della Terra. In mostra si possono vedere oltre 60 opere che documentano un rapporto tra l’arte e l’anarchia non solo legata ad una forma ideologica, quanto piuttosto ad una ricerca artistica che è libertà di comunicare e di denunciare i problemi e le diseguaglianze della società.
Sullo sfondo vi è la figura di Marcel Duchamp, ritratto da Ugo Mulas,che è stato artista indipendente, fuori dagli schemi e fuori dal mercato, riferimento di un’ espressione artistica anti-borghese e anti-decorativa. Ma grande spazio ha anche un artista straordinario come Enrico Baj che con “I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972) attualmente esposto in permanenza al Museo del Novecento, ha segnato un momento di denuncia sociale fondamentale contro uno degli episodi più oscuri della repubblica italiana. L’attribuzione ingiusta e ingiustificata alla pista anarchica della Strage di Piazza Fontana del 1969 portò al “suicidio” Giuseppe Pinelli e a quasi 20 anni di carcere per un innocente come Pietro Valpreda. Disegni originali, il cosiddetto “Piccolo Pinelli” oltre alla scultura-monumento “Bakunin” sono alcune delle opere di Baj in mostra in collaborazione con L’Archivio dell’artista. Inoltre, sono presenti anche delle scenografie legate al ciclo Ubu Roi di Alfred Jarry, inventore della Patafisica, la “scienza delle soluzioni immaginarie”, che Baj realizzò in varie riprese.
Opere, manifesti e documenti testimoniano un percorso di un’arte che non si ferma e non si fa condizionare soltanto dalle leggi economiche, ma un’arte che è viva e libera di gridare la propria diversità libertaria. Artisti Fluxus come Ben Vautier o Charlotte Moorman, il Gruppo Panico francese con Arrabal, Topor e Jodorowsky, il Gruppo 70 fiorentino con Miccini, Pignotti, Malquori, Ori, Marcucci, Perfetti, o la geniale Ketty la Rocca sono la premessa ormai storica legata agli anni Sessanta e Settanta in cui l’arte era anche un atto politico di critica e di partecipazione alla
società. Ma anche le opere di artisti come Cuoghi e Corsello, Antonio Riello, Costantino Ciervo o dei giovani come Manuel Cossu, Laurina Paperina o Hannes Egger rispecchiano con linguaggi personali e contemporanei l’idea di una partecipazione degli artisti ad un mondo migliore. Un’arte che non è rassicurante e che possiede una sua forte radicalità contestativa, proprio perché il mondo contemporaneo autorizza sempre di più la violenza e l’intolleranza. I totalitarismi si sono moltiplicati e diversificati anche all’interno delle democrazie.
Il “sistema dell’arte” e quello museale sono ormai completamente identificati con il
mercato, con l’economia globale. Rifiutarlo come paradigma, tentare le strade
difficili della proposta individuale e individualista, essere outsider in modo
consapevole significa rivendicare sempre all’artista la facoltà di scegliere cosa fare.
Le gallerie e le fiere internazionali determinano il mainstream, i musei hanno
rinunciato ad essere arbitri del mondo dell’arte, gli artisti che non vi rientrano sono
messi da parte. Tenersi fuori da questo meccanismo, è un atto di coraggio e la
messa in discussione del mercato come unico parametro di valutazione dell’arte, è
una scelta consapevole e libertaria.

www.cityopenmuseum.com