Critics

House #1

Denis Isaia

Buonasera tutti, mi chiamo Denis Isaia e oggi sono qua per introdurre il lavoro di Hannes Egger “House #1”. Vorrei come prima cosa fare i complimenti al Comune e a tutti coloro che hanno commissionato ad Hannes un’opera interattiva capace di aprire degli spazi di relazione con il pubblico. Tali operazioni non sono così comuni. Lo spazio pubblico è lo spazio della semplicità. Nello spazio pubblico il dubbio non è ospite gradito. Fateci caso anche voi, guardate le sculture o le targhe commemorative. Ne abbiamo anche due esempi qua fuori. Gli oggetti d’arte nello spazio pubblico o hanno una funzione decorativa, servono cioè a rendere lo spazio più piacevole all’occhio (l’emblema è rappresentato dalle fontane) oppure sono monumenti, oggetti commemorativi la cui funzione è rendere eterna la verità di chi li ha commissionati. La verità di un monumento non è più discutile se non con l’abbattimento dello stesso. Sia che si tratti di monumenti che di decorazione urbana artistica il ruolo dello spettatore è ridotto al minimo stretto fra contemplazione di un oggetto e contemplazione di una verità. Lo spettatore immaginato da quegli oggetti è uno spettatore passivo,  cioè non è visto come soggetto pensante, ma piuttosto come soggetto agente che agisce e obbedisce agli ordini impartiti dall’oggetto. Se aggiungiamo che l’oggetto stesso non argomenta la sua stessa verità ed è principalmente retorico, allora il ruolo dello spettatore rasenta lo zero dal momento che nessun valore educativo è in campo, cioè nessun apprendimento è possibile se non quello di una cieca aderenza. Esistono poi progetti di arte pubblica relazionale che come dice lo stesso nome intendono proporre al visitatore o al passante occasionale uno scambio. Questi progetti vogliono cioè parlare con il pubblico, non credono che il pubblico sia un soggetto sordo o cieco a cui impartire ordini. Piuttosto pensano che esista un ruolo attivo del pubblico. Il coraggio di questi progetti è dunque nella sospensione che instaurano, nei flussi che aprono.

Se in questo momento voi guardate ai risultati penserete che forse è meglio tornare ad imporre al pubblico pensieri piuttosto che stimolare riflessioni e scambi di idee. Dentro la casa c’era molta immondizia. Però altre all’immondizia ci sono i messaggi, ci sono i disegni. Io credo che percorrere le strade difficili alla sia fruttuoso. Penso che è dovere di chi amministra il pubblico cercare di stimolare il pubblico all’autoderminazione, alla scelta, a coltivare un proprio pensiero. L’artista che si comporta in questa maniera è secondo me un artista da elogiare perché attacca l’immagine dell’artista egocentrico detentore della verità e afferma la possibilità del discorso, della parola, cioè della possibilità di affermazione del se in pubblico. Il suo è un omaggio alla cosa pubblica. La casa da questo punto di vista è esattamente il contrario di quello che sembra. Sembra un contenitore, una scatola, invece è un attivatore di flussi, un generatore di ambizioni pubbliche. Dunque bravo Hannes e bravi tutti coloro che ci hanno buttato qualcosa dentro.