Critics

Benvenuti in Africa

Denis Isaia

Per Aperto 2012 Hannes Egger decide di sottoporre a stress culturale il concetto di confine, uno dei temi su cui più ha lavorato. Lo stile con cui arriva alle conclusioni è legato a doppia mandata al progetto e al tipo di comunicazione che decide di intraprendere con il pubblico: lavorare su una fisicità palese, spinta al contatto diretto con i sensi e le sensibilità culturali del fruitore. Si tratta di un fare crudo, che guarda alle esperienze degli anni ’60 e ’70; le stesse che attraverso un lavoro sul corpo (reale, sociale, architettonico) hanno eliminato il desiderio di sublimazione. Prima di arrivare ai progetti per Aperto 2012, una panoramica su alcuni lavori precedenti, può aiutare a definire meglio il terreno in cui si muove la pratica di Hannes Egger. Il punto di avvio di un’inquadratura critica della sua ricerca è segnato dal servizio che l’opera svolge al progetto. Ciò che conta non è l’oggetto, piuttosto le sue capacità di divenire una «scultura sociale».

Mark: pissing dog è una delle cure traumatiche che Hannes Egger propone al suo pubblico. La richiesta è di portare in mostra una bottiglietta delle proprie urine e “marcare” il proprio territorio. Un ragionamento diretto che crea un’equazione fra l’uomo sociale e la società animale. Il lavoro appare persino troppo intellegibile se non viene inquadrato come parte di una progettualità più ampia. Border Lab: Bozen / Bolzano è il proseguimento del discorso: il progetto prevede una visitata guidata attraverso le architetture celebrative dell’architettura di confine in Alto Adige. Il passo successivo è segnato da Table: un tavolo che l’artista affitta per risolvere conflitti. Piazzato a 2500 sulla frontiera fra Austria e Italia, Table, come Mark: pissing dog o il Border Lab: Bozen / Bolzano sono principi attivi nella misura in cui Hannes Egger li sperimenta con la sua comunità di riferimento: i suoi amici, il gruppo di artisti che si raccoglie intorno a lui, i suoi conoscenti. Il carattere simbolico o emblematico che rischia di appesantire formalmente i lavori, scivola dunque in secondo piano, mentre resta in primo piano il lavoro svolto sulla propria impalcatura sociale al fine di costruire un ambiente biografico condivisibile.

Table apre la serie dei lavori in alta quota. SEE YOU è un collegamento video fra il rifugio sul Großvenediger, un monte la cui leggenda racconta che da lì si possa scorgere Venezia e il padiglione austriaco alla biennale di Venezia (anch’esso un confine perché i padiglioni nazionali sono micro insediamenti nazionali all’interno di una nazione). SEE YOU segna un ulteriore approfondimento nello studio sul confine e la retorica che ne consegue assume un volto ancora più controverso. In SEE YOU lo scambio di confini è calidoscopico. Per comprenderlo basta ricomporre le coordinate: Hannes Egger è altoatesino di madrelingua tedesca, ospitato nel padiglione della nazione, l’Austria, che statuariamente contro-tutela l’autonomia altotesina, ospitato a sua volta nel macroterritorio dell’altra nazione, l’Italia, implicata nella faccenda, all’interno del quale il microterritorio rappresentato dal Comune di Venezia – che un tempo non era micro, piuttosto era un riferimento politico internazionale – ha dato il nome al monte che viene rilanciato nel padiglione e che dal padiglione ritorna sul Großvenediger . Lungi – come si poteva pensare in Mark: pissing dog – da essere un luogo da abbattere, il confine si propone come un punto di vista privilegiato.

Per Aperto 2012 Hannes Egger continua ad esplorare le proprietà taumaturgiche del confine. Durante gli incontri con un geologo e con un botanico scopre che in Valle Camonica tracciare il percorso della linea Insubrica è un’operazione alla portata. Dello scontro fra la placca terreste africana e quella europea che ha dato vita alle Alpi, in Valle Camonica è possibile verificare le aree di contatto, fusione e sovrapposizione. Per il suo intervento Hannes Egger installa un cippo (il taglio di pietra usato per segnare i confini) e un cartello stradale lungo la linea Insubrica, su una strada di campagna. Il cartello recupera i cartelli istituzionali e omaggia con un saluto i passanti dando loro il benvenuto in Africa e il benvenuto in Europa a seconda del senso di percorrenza. Benvenuto in Africa, questo il titolo del lavoro è corredato da due altre opere. How to cross a borderline è la mappa della linea Insubrica sul retro della quale sono stampate una versione modificata delle istruzioni che il Governo messicano distribuisce a chi intende attraversare illegalmente il confine con gli Stati Uniti. Mentre Linea Insubrica, è una teca che racconta il salto nel vuoto temporale che ogni giorno fanno le molte macchine che passano dalla placca africana alla placca europea. Dentro la teca ci sono anche stampa delle piante “africane” e delle piante “europee”, nonché alcuni resti, un guanto e un pezzo di striscione, che alcuni ignoti attraversatori di confini hanno abbandonato.